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Recensione di Azzurra Immediato

 

“La gioia della pittura, il piacere del dipingere: in questo mi riconosco, l’arte è allegria e voglia di vivere. Mi guardo intorno e tutto è pretesto per un quadro, sono travolto da un entusiasmo creativo che alimenta le mie opere e in qualche modo le permea e si trasmette a chi le guarda”.

Queste le parole con cui l’artista spezzino Aldo Righetti si presenta, in maniera chiara e attraverso le quali permette ai fruitori di riconoscere i motivi che lo hanno spinto a trovar la via dell’arte. L’entusiasmo con cui egli si pone dinanzi al mondo e, conseguentemente, mediante cui giunge a creare, è il tratto fondamentale del suo lavoro.

Non ci si aspetti qualcosa di tendenzialmente espressionista, quanto, al contrario, un risultato permeato da tendenze ed istanze grafiche e simboliste, come si evince dall’opera presentata in Galleria Farini Concept, in occasione della XII Collettiva Internazionale Arte a Palazzo – Nel segno del contemporaneo, intitolata Universo Liquido, una composizione che si dichiara quale forma di una nuova oggettività, un mondo lineare, semplice, simbolico. Tutto ciò coadiuvato dall’uso quasi assoluto del bianco, come si trattasse di una sorta di bassorilievi che giocano in dichiarato ruolo con la materia, la quale da pittura pare volersi trasformare in scultura e viceversa. Lo stesso Righetti asserisce ancora quanto segue:

“Sono alla ricerca della bellezza, il materiale con cui plasmo le opere mi permette di cerare un mio mondo, attraverso uno stile simbolico pulito, preciso, lineare, quasi a stabilire un nuovo ordine di vita semplice e contemplativa. Lascio trasparire l’idea assoluta di bianco come simulacro di energie e densità, un delicato supporto: pittura consacrata alla scultura in cui le figure sono impegnate a tessere un cosmo di quotidianità e pace. Cerco l’esperienza e la poesia delle cose, ma non sono interessato al giudizio e nemmeno alla ragione, è la vita che mi attrae. In arte come nella vita, spesso ha più senso emozionarsi che capire.”

L’opera di Aldo Righetti va, pertanto, percepita più che interpretata; la visione delle sue commistioni deve, per forza di cose, essere intesa e portata avanti in qualità di “esplorazione attiva”, per dirla con Arnheim. Oltre a ciò che il fruitore osserva, si pone in essere la quaestio su cosa egli percepisca da un punto di vista della psiche. Come già Platone nel Timeo affermava, un legame forte si instaura tra l’osservatore e ciò che egli guarda, ma in maniera ben oltre l’ovvietà. Afferrare l’essenziale, quegli elementi che rivelano il carattere dell’opera, cosicché essa possa essere identificata. Accade questo per Universo Liquido? No, in realtà. I concetti percettivi non sembrano correre in parallelo con le istanze concettuali e maieutiche che hanno portato Righetti al compimento di questo lavoro. Appare evidente che ciò che dietro una formale semplicità si cela sia qualcosa di ben più complesso.

D’un tratto quello che Righetti definisce Universo Liquido pare avere una perfetta sincronia con l’osservatore: agli occhi di quest’ultimo si schiude la traduzione fenomenologica di un mondo interiore che si muove come le particelle che l’artista porta sulla superficie del supporto ligneo. Una labirintica ed emblematica raffigurazione della vita in foggia di metafora che, alla nivea presenza del bianco, invero, cela un modello di sottesi, da scoprire, indagare e porre in parallelo con le proprie esperienze. Una sorta di rebus costruito secondo una geometria astratta che tanto somiglia alle tracce neuronali e della sinapsi.

Azzurra Immediato