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Quando il consumo si è impadronito del bello,l’arte ha abbandonato tale territorio.Io uso i contenitori del consumismo per elaborare oggetti,lavorarli e renderli arte.La tesi di fondo di Arnheim è che “vedere”costituisce un atto creativo:e che il giudizio visivo non è qualcosa che viene ad aggiungersi alla percezione,ma un ingrediente essenziale dell’atto stesso del vedere.Quando elaboro una composizione c’è sempre una ricerca di equilibrio visivo tra le varie forze presenti.Uno dei motivi è la volontà di eliminare ogni ambiguità del messaggio e agevolare al massimo la lettura.Una corrente psicologica vede questo tentativo di equilibrio come lo stato di squilibrio dell’organismo che porta all’azione per la conquista della stabilità.Nella rigorosa distinzione tra interpretare e percepire trovo l’impulso di base che non è un atto di registrazione passiva bensì di comprensione,e che la comprensione può aver luogo solo attraverso la concezione di forme definibili,ho iniziato non con i tentativi di duplicare la natura bensì con principi generali di alta astrazione.